DOVE FINISCE L’AMORE CHE NON SI E’ VISSUTO

Non tutti gli amori “accadono”, alcuni no, restano sulla soglia, fermi, immobili, lontani solo un respiro dal compiersi : e ti guardano .

Puoi riconoscerli facilmente, perchè non si consumano mai, come una brace sempre accesa ,che brucia piano, ma proprio non riesce a spegnersi, non vuole. Sono silenziosi, dolci, non fanno schiamazzi , non si agitano, ma stanno lì: restano. Si trattengono negli occhi, nel corpo, nelle mani, nella testa; si accucciano perfino nel piccolo spazio silenzioso tra due parole.

Ma non tutto quello che “non è” viene perduto. A volte ciò che non cresce si trasforma, anche l’amore che non si è potuto vivere, che non si è dato né ricevuto, può cambiare la sua destinazione finale e diventare fuoco sacro, voce, scrittura , visione o altro. L’anima ricorda tutto, anche la forma di un amore non nato e quella forma può prendere mille nuove sembianze, mille germogli e persino chi è stato spaventato a morte può sentirlo ancora quando diventa parola, gesto, vibrazione. Chi si è perso può ritrovare la strada e chi si è ammalato può guarire: ciò che nasce da quel vuoto che non si è mai potuto riempire è un varco ancora aperto, un passaggio segreto, un atto d’amore. Il regalo degli amori non nati a volte è la strada che porta alla fioritura.

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LA FORZA CHE TREMA

C’è una forza che vive sotto la pelle nuda, proprio lì, dove il mondo tocca e fa male. E’ una forza che non urla, non lotta, non si difende. E’ la vulnerabilità. E’ una forma di coraggio , quello di restare aperti anche quando sarebbe più facile chiudersi. E’ la verità che diventa voce anche se ha paura, anche se trema, dice :”sono qui, con tutto quello che sono. Anche se non è perfetto, anche se fa paura”. E’ la ferita che ha smesso di coprirsi e si mostra, anche se con gentilezza, senza ostentazione . E’ dire “no” senza alzare la voce ,è restare quando dentro tutto ti dice di scappare. Che grande forza richiede, che enorme audacia. Noi lo sappiamo che non possiamo essere invincibili, però scegliamo comunque di essere vive. Allora, la prossima volta che sentirai la pelle bruciare sotto uno sguardo, la voce rompersi mentre pronunci una verità, il cuore esposto in un gesto che nessuno comprende, ricordati, non ti stai frantumando, ti stai mantenendo integra e questa è la forma più grande di potere che tu possa avere.

LaMalaQuercia

Ispirato da Tarika di Maggio e da tutte le altre ragazze del mio cuore.

IL PUNTO DI NON RITORNO

Arriva piano come il vento dopo la pioggia, non fa rumore, non si annuncia, non grida , ma porta via con se tutto quello che non sei più disposta a tradire. E’ il punto di non ritorno.

Non è rabbia, non è resa, non è un gesto: è come un varco interiore e quando lo attraversi smetti di bussare a porte che ti chiedono di diventare troppo piccola per entrare. Quel giorno inizi a parlarti con onestà e non aspetti più un segno, perchè ormai ti sei fatta voce, direzione e anche approdo.

Il punto di non ritorno è sacro perchè non ti permette di tornare indietro, neanche se tu lo volessi, ma per fortuna, finalmente ,non lo vuoi e ti accorgi che la paura del cambiamento non può governare le tue scelte , così decidi di lasciare, anche se ancora non sai dove andrai.

Ci arrivi a piedi scalzi al punto di non ritorno, con le mani che sanguinano e vuote , ma forse non è vero che sono vuote quelle mani, forse, insieme al sangue, ci sei tu. Lo trovi lì il tuo potere: non quello che domina, ma quello che sceglie.

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CONVERSAZIONI COL BUIO

A volte mi siedo davanti a lei, in certe sere, quando mi sento confusa: la guardo, la riconosco sempre anche se non ha volto, è la parte di me che ha camminato scalza sui vetri rotti, che non ha mai pianto quando stava crollando tutto ma ha raccolto silenziosamente ogni frammento di vetro.

Non parla subito, aspetta che io smetta di mentirmi e solo allora inizia il dialogo.

Lei mi guarda senza tradire nessuna emozione e mi dice: ” Se non avessi avuto paura chi saresti stata?” ed io…io non so rispondere, inizio a scorrere tutte le versioni mancate di me , quella che è partita, quella che ha gridato a squarciagola, quella che ha scelto di restare intera persino quando sarebbe stato sufficiente spezzarsi per essere accolta ed amata.

Alza il volto lentamente, soltanto il buio sa farlo con quella flemma provocatoria :”perchè continui a cercare la salvezza dove ti sei già perduta?” io mi irrigidisco, mi sento avvampare, iniziano ad aprirsi le mie crepe più profonde, quelle dove ho nascosto tutte le parole che non ho mai detto, tutti i miei gesti trattenuti ed i sogni piegati per non farli trovare neanche da me.

Lei, il buio , si avvicina, senza fare rumore , passo dopo passo , ho la pelle d’oca quando alza il viso che quasi sorride, ora si, la vedo nettamente, sono io , intera, libera come non sono mai stata . Mi si spezza qualcosa dentro ma non è dolore, è un piccolo assenzo dell’anima.

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LA SOGLIA DEL VERO

Ci sono delle verità che bruciano in gola come sale su una ferita aperta. Le vedo, le sento, le riconosco, mi urlano dentro e mi lacerano, perchè se uscissero ferirebbero, ma se restano dentro, consumeranno me .

E’ un luogo di tormento questo , dove il cuore vuole proteggere e la parola può colpire, dove l’amore si trasforma in silenzio , non per paura, ma per delicatezza.

Accade con chi amiamo, con chi vorremmo salvare. Amici che si perdono in amori che li annientano, scelte che li allontanano da sé.

Io li guardo, lo so , eppure taccio , non perchè non mi importa, ma perchè amo abbastanza da non voler ferire. Ho imparato ormai che ogni piaga ha bisogno del suo tempo per guarire e che la parola potrebbe essere un colpo e non una carezza .

E’ così che resto in silenzio, mentre dentro sono spezzata ,perchè vorrei gridare, scuotere e liberare, ma mi fermo, immobile, muta, come una mano tesa che non stringe .

Difficile da accettare questa magia di esserci senza invadere, di amare senza imporre, di aspettare che chi ho davanti arrivi da solo al suo confine, mentre vedo tutto: quanto si sta facendo male, come cammina verso il buio credendo che sia calore. Vorrei gridare , trascinare via a forza. Ma non posso, perchè la verità detta prima del tempo taglia, mentre il silenzio brucia me, come amore trattenuto: io resto lì a vegliare, come si veglia un sogno che non è tuo, ma ami lo stesso. Il voler bene agisce così, si siede accanto e resta vicino, con una parola in mano ed il cuore a pezzi ,perchè non sempre parlare aiuta. Perchè certe verità, per essere accolte, devono nascere da dentro, non arrivare da fuori

Questo non è un luogo di voci, ma di veglia. Non è una battaglia, è una preghiera silenziosa e devo fare un passo indietro e fermarmi , con tutto il peso dell’amore che tace.

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A MANI NUDE. PARLIAMO D’AMORE.

Io non ho scudi, né spade, ne armi. Non so mentire, non so inseguire. Sono però stata capace di restare quando tutti scappavano. So parlare con la voce che trema guardando negli occhi, anche quando fa male. Offro me stessa, intera, anche in questo tempo in cui si offre solo quel tanto che basta per non essere vinti (e a volte visti).

Qui si gioca tutto, nella nudità dell’anima, ma anche così, mettendo te stessa sul piatto, a volte non si è scelti davvero e questo è il prezzo da pagare…un prezzo c’è sempre e comunque, è la legge.

Ci viene insegnato che per essere amati bisogna meritarselo , che bisogna apparire forti, brillanti e desiderabili, che un cuore si conquista con il fascino, la strategia, la giusta misura di presenza e assenza. Nessuno ci insegna qual’è il vero coraggio: restare integri anche quando si cade, rimanere in sé, a volte anche non difendersi.

Ho avuto l’audacia e la sfrontatezza di dire: io sono venuta così, con le mie parole non levigate, con il cuore aperto e le crepe bene in vista, non sono qui per essere salvata, ma solo per dire “guardami, sono così e tu ce l’hai ancora il coraggio di restare?”

Conquistare un cuore senza armi è un atto di fede, è accettare la possibilità che l’altro fugga, non è barattare se tessi per essere amati: non si finge e nell’accettare la possibilità di un rifiuto c’è già un atto di amore, amore per sé, per la vita e la bellezza nuda. Anche accettare il fatto che ci sono cuori che non si lasciano prendere, che tremano quando vedono la verità, che confondono la libertà con la fuga e restano sulla soglia. Allora lo so che comunque resterò lì, con il mio amore nudo tra le mani senza sapere dove posarlo, ma senza rabbia né rancore, solo un silenzio che pesa come pietra.

So di aver fatto quello che potevo offrendomi senza maschere , portando la verità , custodendo lo spazio senza invaderlo : eppure non sono stata scelta, ma in quel vuoto, il miracolo è accaduto comunque perchè non mi sono svenduta, non ho ceduto alla tentazione di cambiare forma per piacere a chi non aveva occhi per vedermi .

In quel vuoto prezioso si resta senza difese, senza premi e senza gloria, ma si è liberi perchè l’amore che non sceglie scioglie le catene.

Conquistare un cuore senza armi non è vincere qualcuno, è smettere di combattere contro se stessi.

LaMalaQuercia

Questo articolo viene volutamente pubblicato senza immagini

IL TEMA DELL’INVERSIONE

Esiste un tempo nella vita in cui ogni cosa si rovescia. Io non l’ho scelto, semplicemente è accaduto: quello che era su è diventato giù e quello che era sicuro improvvisamente ha iniziato a sfaldarsi, proprio mentre io ero lì, a testa in giù, che sembravo l’appeso dei tarocchi : la mia visione era al contrario, il sangue era arrivato in un attimo alla testa che avvampava di un calore sconosciuto ; così, quel tempo, apparentemente fermo ed immobile, stava cambiando ogni cosa. Io nella mia ingenuità lo scoprii poi che quello era stato il mio periodo più sacro, perché non è vero che era un tempo bloccato in un fotogramma fisso , quello è stato il luogo in cui si è compiuta la mia trasformazione più importante ,quella che doveva insegnarmi che il vero nutrimento non viene da ciò che cresce fuori ma da ciò che scorre dentro. Imparai a fidarmi dell’invisibile, improvvisamente, a camminare al contrario rispetto ai dettami del mondo.

Ero appesa, a testa in giù, e tutto ciò che avevo in tasca iniziò a cadere in terra come fossero biglie uscite dal sacchetto che rimbalzavano festose come se fossero improvvisamente libere e tutto quello che avevo creduto di essere ,in realtà ,non lo sarei più stata, ma ancora non lo sapevo quello che stava accadendo, ciò che stavo diventando ero io , ma in una nuova forma.

A volte ti rovescia un lutto, altre una perdita , spesso è soltanto la fine di una bugia che ti portavi dentro e te la cullavi e custodivi come fosse un bambino e si sa , le bugie che ti racconti poi diventano parte della tua carne.

Ma ci sono riuscita a restare li, ferma, in quella posizione scomoda e impossibile, senza neanche chiedermi se qualcosa sarebbe successo. Mi piacerebbe chiamarla una magia , o più suggestivamente un’alchimia, ma la verità è che quel tempo rovesciato ha fatto in in modo che non fossi più la stessa persona, e mi piace pensare di essere diventata qualcuno molto più vicino alla mia essenza, alla mia verità nascosta, qualcuno che attraverso la crescita di quelle radici antiche trova il coraggio di diventare pianta e svettare incontro al vento

Succede che ci capovolgiamo prima o poi , accade sempre, quando non ci adattiamo o quando rifiutiamo di fiorire secondo i tempi degli altri, quando invece di esibire custodiamo e versiamo luce nelle ferite: l’appeso è così, sospeso, immobile , però vivo. Non fa, non corre, non cerca. Osserva, si arrende e trasmuta. Lui non è fermo, è radicato nel cielo, è un’iniziazione segreta, un passaggio tra i mondi. Da fuori si vede la stasi certo, ma dentro si compie un rito: la resa del controllo , la rinuncia al giudizio, la visione rovesciata che apre alla vista vera, è l’anima che non combatte più per essere salvata ,ma diventa essa stessa salvezza per ciò che tocca mentre si lascia penzolare tra i mondi .

Sono un’albera capovolta. Radici nel cielo, frutti nel silenzio.

Dedicato a Lucia

LaMalaQuercia

LA MALAQUERCIA – PROLOGO DI UNA RINASCITA

C’è un albero che cresce dove finisce il sentiero e inizia la soglia. Un albero antico, con radici che sanno di vite passate e rami che parlano al futuro.

Quell’albero è la Malaquercia.

Quell’albero è la mia voce.

“Mala” richiama ciò che è stato giudicato oscuro, sbagliato, stregonesco, mentre per me non è altro che sapienza antica, potere nascosto, voce delle ferite che guariscono.

“Quercia” è l’albero maestro: radicato, antico, potente: lui regge il cielo e la terra, è come un ponte tra i due mondi e soprattutto il custode della verità interiore.

L’ho piantata in un tempo in cui la mia anima “sapeva”, come tutte le anime, ma io stavo smarrendo le parole e così, in un battere di ciglia ,le idee si sono spente come le stelle all’alba, che sono lì ma non si riescono più a vedere.

La creatività  (se mai c’è stata),si è ritirata come la marea.

E se quella non fosse stata  la fine, ma il silenzio che precede un rito?

Per tanto tempo ho camminato da sola, in mezzo a rovine e memorie, alcune dolorose, altre inutili, altre inenarrabili, ma alla fine , ho lasciato andare quello che non poteva più fiorire e, finalmente passo dopo passo, sono tornata da me, ascoltando il richiamo del bosco.

Oggi raccolgo la penna come si raccoglie un bastone sacro, con rispetto e amore, e mi accorgo che la mia voce non vuole più spiegare e commentare, vuole solo dare forma alle memorie dell’anima, per chi sa che il silenzio ha una voce , perché la verità non si insegna, si ricorda, pensiero dopo pensiero, illusione dopo illusione e mi piacerebbe che le parole depositate in questa “radura segreta” fossero fratture aperte da cui filtra la luce.

La Malaquercia vorrebbe essere luogo di guarigione, soglia, fuoco, ascolto…per chi ha orecchie e cuore e soprattutto per chi non ha paura di “sentire”.

Qui si narra ciò che è rimasto sepolto, si trasforma ciò che è stato dolore, si accende ciò che vuole rinascere.

E’ il luogo dell’anima dove la sofferenza, trasformata in luce, si fa medicina.

Io sono Malia, e questo è il mio ritorno.

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GLI PTEROSAURI LINGUACCIUTI

Circa cento milioni di anni fa i dinosauri si dividevano la terra con grandi rettili volanti : gli Pterosauri ,la loro apertura alare era di circa 4,6 metri. I resti trovati di questi animali ci raccontano che dovevano avere una grande e muscolosa lingua con cui quando cacciavano volando sull’acqua, afferravano le prede ignare e le spingevano in gola intere, divorandole. Con la loro grande e lunghissima lingua riuscivano a distruggere ,ingoiandola, qualsiasi preda. Sospetto che questi pericolosi divoratori non si siano mai estinti, ma vivono e si nutrono con e di noi. Invece di volare camminano tra le persone ignare senza remora alcuna, né pietà per le vittime che la loro lingua nerboruta tocca. A volte sono inconsapevoli, lo fanno solo per nutrirsi, spinte da una fame atavica che non si sazia con niente. A volte invece cacciano le prede con malizia, scaltramente, malevolmente ingegnosi: la lunga lingua le avvolge con le sue spire portandole tra le mandibole dotate di denti aguzzi e taglienti che le masticano e rimasticano per poi sputarle . E badate, in in questo caso non lo fanno perché hanno fame, ma perché questo è ciò adorano fare. Dedicato ai moderni pterosauri linguacciuti che vivono tra noi.

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La mente dopo mezzanotte

24224693 – portrait of a young woman suffering from insomnia

La notte può essere un luogo ostile per le nostre anime: chi soffre di fame nervosa saccheggia le dispense; chi pensa ai problemi si macera in cerca di soluzioni che non arrivano; i nostalgici vengono rapiti dalla infinita melanconia per un passato che non tornerà; e poi ,chi desidera un amore che non può avere, sente il cuore che sanguina e duole anche fisicamente. Siamo indubbiamente una specie diurna e di notte il nostro cervello non funziona al meglio, tanto che può produrre comportamenti pericolosi, perché ,anche il controllo degli impulsi , in questa fase, risulta compromesso. In quelle ore il nostro cervello svolge un’azione di pulizia dei tessuti, diminuendo la capacità funzionale dei vari circuiti. Di conseguenza le capacità di ragionamento sono meno attendibili , perché non sono in grado di considerare tutte le variabili necessarie ad arrivare ad una conclusione corretta.Ecco il motivo per cui, quando restiamo svegli e pensiamo ai nostri guai ,gli unici coefficienti che percepiamo sono quelli negativi e questo, una notte dopo l’altra, può portare alla depressione e, nei casi peggiori, anche al suicidio. Si chiama “teoria della mente dopo mezzanotte”(Network Psycology) e, a ben pensarci, fa un po’ rabbrividire.

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