
C’è una verità che la scienza ha scoperto, ma la poesia aveva già intuito: l’oro non viene dalla terra, non nasce dal fango né dal sudore degli uomini. L’oro nasce quando muoiono le stelle.
E’ così, nelle profondità dell’universo, dove la gravità piega lo spazio ed il tempo si contorce, due stelle collidono e si annientano in una danza apocalittica. E proprio in quell’istante, quando tutto sembra finire, l’universo crea bellezza. Dalle ceneri dell’immenso, si forma l’oro. Un metallo che non arrugginisce, non marcisce, sopravvive nel tempo. Un metallo nato dalla morte.
E’ proprio qui, in questa verità celeste che la nostra umanità può specchiarsi. Anche noi, nel mezzo del nostro collasso personale, quando le costellazioni dei nostri affetti si spengono, quando i sogni si sbriciolano in polvere di rimpianto , quando tutto implode…proprio lì, può nascere qualcosa di prezioso. Forse non lo vediamo subito, però c’è. Come un riflesso, un luccichio, una nuova forma di amore, più densa, più umile. Un oro interiore.
Forse per noi non c’è salvezza, ma trasmutazione. Non c’è rinascita, ma muta bellezza. L’oro non è un premio, è quello che resta quando tutto si è bruciato via. Quando muore un stella, non lascia il vuoto, lascia luce, che viaggia per millenni senza sapere dove finirà. L’oro non lo sa da dove viene, ma quando brilla, ricorda ogni stella che è stato. E mi viene da immaginare che anche noi siamo l’oro, quello che la sofferenza ha lasciato cadere, perchè quando il dolore esplode, il cosmo genera meraviglia.
LaMalaQuercia … da una conversazione con Fabio….










