la notte oscura

Fu San Giovanni della Croce a coniare l’espressione “la notte oscura dell’anima” ed a renderla popolare con una delle sue poesie .Tra le storie antiche c’è n’è una che racconta di un uomo ingoiato da un enorme pesce. Dio chiamò Giona chiedendogli di spiegare agli abitanti di Ninive che il loro stile di vita stava provocando la sua rabbia, ma Giona cercò di sfuggire quella richiesta imbarcandosi su una nave diretta a Tarsis. Una notte, durante il viaggio, ci fu una terribile tempesta ed i marinai, avendo saputo che Giona cercava di sfuggire alle richieste di Dio, lo gettarono in mare, sperando così di salvarsi.Un grande pesce lo ingoiò, tenendolo nel ventre per tre notti e tre giorni per poi rigettarlo nella terraferma. Allora Dio chiamò di nuovo Giona e questa volta lui rispose alle sue richieste. Nelle nostri notti oscure, spesso la sensazione è quella di trovarci in mare aperto e faticare per poter restare a galla e respirare , ma il mare è la potenza vitale e sentirci affogare ci costringe ad arrenderci a qualcosa, anche ad una delle nostre fievoli intuizioni, all’abbandono dell’ego, che soccombe sempre al giudizio , e far venire a galla il nostro sé originario , tutto il “mare” delle nostre possibilità, la nostra essenza più profonda. Giona si arrese alla volontà di Dio.Soltanto attraverso la notte oscura abbiamo la possibilità di diventare noi stessi, di avvicinarci a ciò che siamo destinati ad essere… in realtà, non restiamo fermi in balia dell’oceano nel ventre della balena, durante la notte oscura ,noi, iniziamo il nostro viaggio.

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LORO

Vi siete mai chiesti che cos’è la follia ? Sapete che cos’è la sindrome di Korsakoff? In “Loro” di Roberto Cotroneo aleggia la parola “soprannaturale”, ma non ne è la chiave. Tutti quanti sappiamo che nei secoli quelli che “vedevano oltre” , sono stati prima bruciati , poi tacciati di demenza, alla fine rinchiusi nei manicomi ed abbandonati ai loro incubi. Sì, la follia si manifesta così, camminando un piede dopo l’altro in un territorio virtuale, immaginario , voci e visioni deviano la realtà in un giardino incantato. Ma tanti dissennati erano in realtà soltanto nati con un “dono”: una mela avvelenata. Perché ci sono persone che riescono ad attraversare porte invisibili, che riescono a percepire suoni inascoltabili. Arriva prima l’oltre o la follia? Tutti gli “allontanati” che cosa sono? Pazzi? Veggenti? Malati?

Questa è la storia di Margherita che incontrava gli “incorporei”. Questa è la storia di due gemelle , Lucrezia e Lavinia, che insieme riuscivano ad essere un ponte tra i mondi. Questa è la storia di una Dea che regnava sulla notte, la luna, i fantasmi, i morti.

Ma forse, niente di tutto questo è vero, questa è solo la storia di una mente perduta.

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Mutamenti

Un tempo eravamo forti , tracciavamo linee di confine sicuri che non le avremmo mai attraversate, costruivamo pensieri coerenti e lanciavamo sfide senza neanche ipotizzare di perderle. Camminavamo a testa alta e sorridevamo al solo pensiero del nostro futuro, non contemplavamo neanche una vita meno che perfetta.

Quando sognavamo era in grande e non riuscivamo quasi a distinguere i sogni dalla realtà perché “in grande” era il minimo che ci potesse capitare.

Poi le linee di confine sono diventate sempre più trasparenti, i nostri pensieri hanno cominciato a confondersi e la coerenza a perdere i contorni; le sfide prima abbiamo iniziato a perderle, po a fuggirle come fossero devastazioni ed il futuro…..bè, ci siamo accorti che non arriva mai.

Lentamente ci siamo ritrovati a camminare sull’orlo dei dirupi del nostro coraggio perduto, ma non lo abbiamo mai ammesso, abbiamo chiamato “maturità” la paura che ci prendeva alla gola, abbiamo costruito ponti tra i pensieri sconnessi per fingere che avesse un senso, poi, alla fine, abbiamo cominciato ad odiare, un odio che inizia rosso e finisce nero, un odio profondo come l’anima ,un odio che non capiva verso chi era diretto, lui pensava di andare verso gli “altri” i “diversi” ,ma non sapeva che in realtà correva dritto contro noi stessi, perché tanto, non c’è niente da fare :”Quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso guarda te”.

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