L’UMILTA’ DEL SEME

Non grida il seme. Non chiede applausi, non si mostra.

Si piega. Si affida. Scompare. Accetta il buio come casa, la terra come grembo, il tempo come maestro. Non sa quando spunterà, non sa quando vedrà la luce . Ma fa lo stesso. Rinuncia a ciò che è , per diventare ciò che può essere. E’ questa la sua forza: non trattenere la forma, ma cedere alla trasformazione.

Nel silenzio della terra, tra i lombrichi e la decomposizione, il seme non si ribella. Non accelera.Non si lamenta. Respira in segreto, mentre il mondo là fuori continua a correre.

Solo chi si piega così, solo chi accetta di non sapere, solo chi si lascia seppellire può diventare albero, ombra, frutto, rifugio.

Non è debolezza è il coraggio antico di chi sa che per vivere pienamente bisogna prima morire un po’.

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IL DONO INVISIBILE

Ci sono dei gesti che non hanno bisogno di testimoni e parole che non escono mai dalla bocca. Ci sono attenzioni leggere come il vento tra i rami , che cambiano tutto in silenzio .

Ci sono persone che tengono in piedi mondi interi senza che nessuno se ne accorga, non lo fanno per martirio, ma per natura: amano senza essere visti e vegliano senza che nessuno glielo chieda, loro si intrecciano, si offrono, fanno spazio per l’altro.

L’invisibile è un linguaggio e forse è la forma dell’amore più elevata, non ha bisogno di essere vista per esistere; e quanto coraggio ci vuole in un mondo che misura l’esposizione, a restare invisibili. Quanta forza a non chiedere applausi, a non mendicare conferme.

C’è una trama sottile che tiene insieme ogni cosa, e la vera cura non si annuncia, si compie.

Forse è proprio da questa assenza di pubblico che nasce l’integrità, quando sei quello che sei solo per te stesso. Nessuno ti conoscerà mai davvero probabilmente, e non capirà tutto quello che hai sostenuto mentre sorridevi.

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NON OGGI NEURONE

Il cervello è convinto di essere un manager di successo, il CEO dell’incarnazione sulla terra.

Si sveglia con un milione di idee, fa una lista di cose da sistemare che nemmeno la NASA, lancia piani essenziali come se gestisse google.

Peccato che il corpo, quella creatura preistorica piena di ossa stanche e desideri discutibili, non ne voglia sapere.

Il cervello vuole meditare: il corpo ha prurito in 3 punti diversi. Il cervello propone una dieta proteica: il corpo sogna lasagne come fossero un trauma infantile da rielaborare. Il cervello cerca di essere concentrato sul presente: il corpo è già al presente, ma con digestione difficile. In pratica è come mettere un monaco zen a gestire un baracchino di fritture miste ad una sagra.

Ma il cervello insiste, cerca risposte nei podcast, nei corsi di respirazione, nelle newsletters motivazionali. Il corpo ovviamente risponde con dermatiti misteriose, cali di pressione e voglia di sdraiarsi sul primo tappeto disponibile (non necessariamente quello della palestra).

Guardate che non è sabotaggio, è vendetta karmika. Per ogni volta che hai ignorato il mal di schiena perchè dovevi rispondere ad una mail delle 23. Per ogni cena leggera a base di aria e senso di colpa, per ogni “sto bene” detto mentre dentro ti si stava organizzando un colpo di stato emotivo.

Alla fine il cervello si arrende, mentre il corpo, in silenzio, si siede e mangia un cornetto.

Perchè anche se nasci programmato per seguire il cervello, alla fine è sempre il corpo a vincere. Con una contrattura, una fame da lupi, un crollo sul divano sotto la copertina e zero senso del compromesso.

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E’ GRAZIA CHE SI POSA

C’è un momento in cui smetti di capire. Succede anche alle menti più brillanti : l’equazione non torna, il perchè non basta, il mondo è un caos ben impaginato. Allora ti fermi e vedi. Una foglia, perfetta nella sua imperfezione, trema appena su un ramo. Un raggio di luce attraversa la stanza e accarezza proprio la tazza che stavi per prendere. Un bambino ride per niente. E in quel momento il cervello cede il posto al cuore e tu non sai, ma senti. La bellezza ha fatto il suo ingresso, silenziosa, inutile, salvifica. E così, tutto, inspiegabilmente , ha un senso. Lei non chiede nulla, non ha bisogno di essere capita, spiegata, meritata. E’ grazia che si posa, sono istanti che si rivelano solo se smetti di cercare. Ti viene incontro quando abbassi le difese, quando non ti aspetti nulla, quando sei stanco di dimostrare. Sceglie una luce morbida sul pavimento, una parola detta sottovoce, la curva di un sorriso. La bellezza non si prende, si lascia accadere. Non ha padroni ma ospiti, non ha regole, solo risonanze.

Vorremmo decifrare, risolvere, ordinare, ma ci sono cose che non si possono afferrare con le mani, la bellezza è un respiro che ti attraversa quando non stai ponendo attenzione, è un’onda che non va controllata, va sentita.

Allora nei giorni storti, nei pensieri graffianti, tra le mail da leggere ed i doveri che premono…fermati, guarda, respira: c’è un fiore, una luce, un silenzio. La bellezza è lì, ti aspetta. Ma se proprio oggi non riesci a trovarla…cerca meglio: a volte lei si nasconde tra le briciole del pane tostato.

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Amore e altri effetti indesiderati

L’amore è una patologia a trasmissione emotiva. Generalmente si manifesta con sintomi acuti, il peggiore dei quali è quel sorriso ebete senza motivo che ti fa sembrare una tredicenne sotto acido. Il contagio può avvenire anche senza contatto diretto, tipo un “come stai” detto con voce suadente…rettifico, con qualsiasi voce, perché sappiamo ormai fin da antiche tragedie che l’amore oltre che cieco è anche sordo.

In pratica si può paragonare ad una sostanza stupefacente non regolamentata.

Gli effetti collaterali includono: pianti in bagno , crisi identitarie e improvvise voglie di fuggire in Malesia. L’unica vera cura? Un’amica onesta, una playlist decente e la santa consapevolezza che pure Narciso alla fine è annegato.

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SEI LINFA NON SEI ROCCIA

“Sii forte bambina mia, non cedere. Tieni duro. Sii roccia sempre, anche quando dentro tutto si frantuma.”

“Ma io non sono pietra, non sono fatta per stare ferma e compatta sotto il peso. Io sono linfa e scorro. Sono linfa e posso attraversare il dolore come se fosse una stagione. Io non mi spezzo perchè mi piego, mi sposto, mi adatto e nel farlo cambio forma, ma senza perdere me stessa. La linfa è ciò che muove, che sale, che cerca la luce anche quando non la vede. E’ quella che sente, ancora prima di capire. E’ la mia natura che mi salva, non la mia forza.”

“Nel mio corpo la linfa è invisibile. Scorre tra vene ed emozioni, tra ricordi e respiro. Sale dalla pancia fino al cuore ogni volta che sto per piangere . Discende dalla gola alla schiena quando mi vergogno.”

“Io sono un albero che cammina. Con le radici nei giorni che ho taciuto ed i rami nel cielo che non mi è stato promesso. La pelle non è una corazza, è una corteccia viva , non devo essere dura, devo essere solo vera.”

“E anche se oggi mi viene chiesto di essere quella forte, che tiene insieme, che spiega e che consola , io oggi non lo farò, perchè oggi sono liquida, mi sto sciogliendo, oggi evaporo e mi spargo come rugiada sul primo dubbio di questa giornata”

“Sono linfa oggi, non rispondo ai messaggi, non risolvo conflitti , mi dispiace, ma torno domani, forse.”

“E anche se ti amo, se sei mia madre, mia figlia, mia sorella , il mio gatto, oggi non sono la roccia. Oggi sono la foglia che balla, faccio il muschio che ascolta, la linfa che fluisce.”

E tu? ti sei mai concessa di non reggere tutto? Significa anche questo essere linfa, significa esistere in forma fluida, percepire prima di capire, muoversi prima di spiegare, amare senza possedere. Non sei qui per trattenere. Sei qui per passare.

Sei linfa, non roccia, non tenere tutto insieme. Ogni tanto lascia che cada qualcosa, magari era solo un vecchio ramo che non ti serve più.

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SMETTERE DI MENDICARE IL VUOTO

Ci sono dolori che non nascono dalla perdita, ma dalla scoperta che non c’era niente da perdere. Hai lasciato andare un amore che in realtà non c’era e quando lo hai capito tutto è crollato , ma non come crolla un tempio…come crolla una scenografia.

Succede piano piano, non per rabbia. Non per vendetta, ma un giorno ti svegli e non hai più voglia di bussare. A cuori chiusi, a silenzi eterni. A stanze in cui entri sempre in punta di piedi e ne esci con meno voce .

Succede quando ti accorgi che non era amore, ma speranza travestita da abitudine, assenza travestita da promessa. Pensavi di essere al centro di una scena, in realtà eri solo ai bordi.

Allora smetti di lasciare pezzi di te nelle soglie dove non arriva nessuno. Di chiedere attenzioni con il fiato corto. Di crederti in difetto, soltanto perché qualcuno non ha saputo riconoscerti, vederti. Smetti di mendicare il vuoto, perché tanto il vuoto non risponde mai e tu non hai più bisogno di spiegarti. Hai bisogno solo di respirare, a pieni polmoni. E allora respiri con tutto, con la pelle che non trattiene più, con il cuore, che non si piega più, con lo sguardo che non aspetta più.

Si fa così quando si finisce di mendicare un miraggio: semplicemente ci si espande, come fa la luce. Come fanno tutte le cose che non hanno più bisogno di essere capite.

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FIGLI DI NESSUNO

Ci sono persone che non sono mai state davvero figlie. Non perchè mancasse una madre o un padre, ma semplicemente perchè nessuno è mai stato capace di accoglierle nel proprio cuore come fossero qualcosa di prezioso, raro, unico, importante. Solo silenzi, distanze, doveri. A volte perfino la freddezza, oppure un affetto che si ferma alla superficie. Si sa, chi cresce così impara a non chiedere, a non disturbare, a fare tutto per conto suo, rendendosi piccolo piccolo, fino all’invisibilità.

Chi ha sentito di non essere mai al centro del cuore di nessuno lo sa che quello che è mancato non potrà mai tornare, non si può rimediare ad una infanzia vissuta da soli anche quando si era insieme agli altri. Quel vuoto non può essere riempito da niente, non da autoaffermazioni, da spiritualità o da promesse. Niente . Niente. Niente. Però si può smettere di girare intorno a quel vuoto come se ci definisse.

E’ una sensazione di libertà silenziosa quella che si assapora quando si accetta che non saremo mai figli nel cuore di qualcuno, ma siamo in grado di smettere di vivere in funzione di questa mancanza. Non dobbiamo “trasformare” la ferita in qualcosa, come direbbero i testi di psicologia o peggio quelli new age, quello che c’è da fare è soltanto lasciarla lì senza identificarcisi più. Esistere per ciò che siamo e non per ciò che è mancato. Non c’è bisogno di aspettare uno sguardo che non arriverà o mettere alla prova il mondo per vedere se stavolta deciderà di tenerci.

Non si guarisce mai del tutto, però si smette di sanguinare in silenzio.

Non serve tornare indietro, non c’è niente da correggere né da cancellare. Solo camminare avanti, con la consapevolezza che si possa comunque esistere con dignità. E questo e’ già abbastanza, è già libertà.

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LA SCHIENA DRITTA

L’onore non è virtù, non è neanche bontà. E’ verticalità invisibile. Quella linea interiore che tiene dritti, anche quando il mondo non guarda.

Non chiede premi l’onore, non cerca testimoni , è il contrario della furbizia, è dire la verità anche quando conviene tacere. E’ non sferrare il colpo, anche quando si potrebbe, quando sarebbe semplice, istintivo.

Può essere confuso con la paura di ferire, ma no, non lo è. E’ avere rispetto per la propria luce, perchè chi colpisce per ferire…perde se stesso, anche quando vince.

E’ fedeltà a quello che sai essere giusto, anche quando ti costa, tanto. Anche quando resti solo, quando fa male.

Si sente l’onore, si percepisce come un battito sotto la pelle. Come il silenzio lieve dopo una scelta pulita.

Non infierisce l’onore, ma neanche resta in ginocchio, riconosce il male e non lo replica, taglia il legame: ma con dignità.

L’onore lascia andare chi non vede, ma non diventa cieco a sua volta

Non vende la propria luce per ottenere affetto.

L’onore esce da una stanza senza sbattere la porta. Ma non rientra mai più.

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“IO SONO IL SOLO ED UNICO PERCHE'”

Non cercarmi nei sorrisi facili, non aspettarti che io rassicuri. Io sono l’amore e vengo a dire la verità.

Io sono il solo ed unico perchè, il motivo che non cambia, anche quando cambia tutto.

Sono la scintilla che non chiede, ma accende.

Sono quello che ti smaschera, che ti lascia nuda, tremante, viva.

Io non prometto salvezza, prometto verità.

Io te lo dico in faccia: quello che hai perso non era tuo.

Quello che fa male sta guarendo, quello che ti ha spezzata, ha fatto spazio a me.

Io non sono quello che ricevi, sono quello che resta quando non hai più niente.

Io sono la radice, sono la fine delle scuse, sono l’inizio di te.

Io sono l’amore. Non ho bisogno che tu mi capisca, solo che tu non mi tradisca.

LaMalaQuercia

Il titolo è preso da una frase del film “collateral beauty” del 2016.