Impulso incontrollabile

Siamo macchine perfette, programmate per svolgere ogni funzione .Il cervello invia un impulso ed ecco che apriamo una porta, mangiamo un pezzo di pizza, facciamo l’amore. Tutti gli stimoli fisici arrivano dritti dalla testa. E gli altri ? da dove vengono? da dove viene il coraggio? Alcune persone in situazioni di pericolo ricevono sollecitazioni a fare cose grandiose, si buttano nei palazzi in fiamme, si gettano sotto un camion per salvare un bambino che sta per essere investito….mollano la loro vita abituale e fanno un salto nel vuoto ricominciando tutto daccapo. Senza paracadute. Senza certezze. Si sbarazzano di tutto quando quello che stanno vivendo non gli corrisponde più; mentre altri continuano a passare un giorno dopo l’altro allo stesso modo, facendo un lavoro alienante , tornando a casa da qualcuno con cui ormai non hanno più niente da spartire . Così per anni , aspettando, aspettano che tutto finisca, che la luce si spenga da sola. Da dove viene il coraggio? da dove quella spinta a rischiare tutto pur di avere una nuova possibilità? Da qualunque parte del nostro cervello provenga, i luoghi (del cuore) in cui riesce a portarci sono straordinari.

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Il rasoio di Occam

Il principio viene formulato così:”Non moltiplicare gli elementi più del necessario” o …la spiegazione più semplice è quella giusta , o ancora :quando senti rumore di zoccoli pensa ai cavalli, non alle zebre…

La “mente” coniante, Guglielmo da Ockham, teologo, dopo aver dichiarato per la prima volta che scienza e religione non dovrebbero mai essere mischiate perché la prima si basa sulla ragione mentre la seconda sulla fede, fu accusato di eresia e mandato a processo (che tra l’altro non giunse mai a termine), ma il suo “rasoio” acquisì molti seguaci, Copernico, Keplero, Newton che lo usarono per definire leggi del cielo (il moto dei pianeti) e della terra, che sono la base della nostra cultura scientifica.

Oggigiorno il rasoio di Occam sembra caduto in disgrazia, non viene più considerato, ad ogni cosa che succede si cerca l’esegesi più complicata, teorie complottistiche degne delle più fervide fantasie ci vengono offerte a definizione di ogni fenomeno , le menti si cimentano in salti mortali multipli per spiegare ogni cosa semplice… dove sarà la verità? Oggi, un’orda di “Zebre” sembra aver sterminato la prateria di cavalli. Mala tempora currunt.

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Battersi o battersela

Quando si è costretti a decidere se battersi o scappare, c’è un momento, un lunghissimo, infinito, eterno attimo, in cui si rimane immobili , marmorei… come se il corpo simulasse la morte fisica ed è lì, in quello spartiacque, che si decide il destino: vincente o perdente? eroe o vigliacco? vivo o morto?. E’ un tempo fragile, dilatato , in cui ancora non si è niente, ma potenzialmente si è tutto (conoscete la teoria del gatto di Schrodinger?). Quel tempo dura un secondo se l’emergenza è fisica, concreta: un incidente, un’ agguato, una sparatoria. Dura invece anni se il trauma è psichico . Così ,per parte della tua vita ti muovi, lavori, hai rapporti sociali, fai shopping e vai alle feste, tutto mentre sei fermo, paralizzato tra le acque aperte ,in una sorta di versione reale di Matrix . Pensi di prendere decisioni, ma c’è qualcuno che le prende per te , un occulto pilota automatico che ti permette di fingere di partecipare ancora alla vita… invece no, tu sei sempre lì, immobile, in quell’attimo dannato in cui scegli se combatterai o fuggirai, se sarai l’eroe o il maledetto codardo della tua storia.

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La sindrome del cuore infranto

La sindrome del cuore infranto, o sindrome di Takotsubo, è una cardiomiopatia da stress non ischemica che riproduce i sintomi dell’infarto. Il nome fa riferimento alla pesca dei polpi in Giappone, perchè il ventricolo sinistro del cuore del paziente, assume la forma di una sorta di cestello che viene usato per la pesca dei polpi , il takotsubo appunto. La causa è ad oggi poco chiara, ma alcuni studi hanno evidenziato che, nella maggior parte dei casi (più dei 2/3), la sofferenza cardiaca segue un evento particolarmente stressante o una forte emozione. Non credo sia un caso che colpisca in maggioranza le donne e la parte sinistra del cuore (il lato sinistro è da sempre legato al femminile). Insomma , quando subiamo un forte dolore, portiamo istintivamente le mani al petto, perchè veramente ci sembra che ci faccia male.Quindi sì, il dolore emotivo può anche uccidere e come diceva Aristotele, l’anima non può essere separata dal corpo, anzi è una sua capacità, la capacità che consente all’organismo di vivere.

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CUORE

Nel bel mezzo di Black Widow , tra un inseguimento ed un colpo di karatè , Melina fissa dritto negli occhi Natasha Romanoff e, con lo sguardo algido le chiede “come hai fatto a mantenere il cuore?”. Bè… a parte che il cuore è l’organo base di tutti gli Avengers (loro combattono gratis per salvare il mondo); a parte che Natasha è Avenger ed in più donna, quindi con una dose di sangue e fuoco in più ; a parte che in ogni fumetto Marvel il cuore (e le botte) è il protagonista e a volte è così presente che frega anche l’antagonista… a parte tutto questo , il punto è: davvero, come si fa a mantenere il cuore, quando fin da piccoli cercano di strapparcelo dalla carne? Come è possibile che pulsi ancora e ancora dopo le violenze subite senza colpa, le umiliazioni, le ferite, il non amore sbattuto in faccia, i tradimenti continui di tutti ? La fatica di sopravvivere oltre che vivere giorno dopo giorno ?Sinceramente non lo so, non riesco a darmi una spiegazione, ma le donne sono così, per quanto gli venga strappato via dal petto, lui trova il modo di rinascere continuamente, come per un incantesimo (perverso?), quando si risvegliano dal torpore … sono ancora capaci di farne sentirne il battito.

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Confine

Il confine tra il bene ed il male è uno degli argomenti più dibattuti di sempre. Il punto è: come camminare in quel sentiero riuscendo a non cadere e soprattutto, quando accade di scivolare, renderci conto che siamo a terra e stiamo strisciando? E’ talmente sottile quella linea che rasenta il subdolo, esile come una biscia. Capita che ci accadano cose che desideriamo così tanto che il cuore esulta al solo pensiero di ottenerle. Il nostro bene sembra fatto. Ma forse, le parole chiave, sono proprio queste :”nostro” “mio” “sembra”. In verità ,c’è sempre un’altra faccia della medaglia. Quel “io” “mio” ci rendono totalmente ciechi alla verità. E’ palese per chi guarda dal di fuori, ma non per noi che “desideriamo”. Quella parolina fatata “io” ci limita così tanto la visione che ci crediamo davvero, non riusciamo ad avere occhi quando possiamo avere, quando ci regalano… basta soltanto allungare la mano e prendere , a volte non serve neanche, ci cade proprio addosso come dono dal cielo . Ecco, in quel momento, forse, dovremmo fermarci un attimo e cercare di guardare oltre: perchè la legge alchemica è inesorabile: per una cosa che prendi una cosa devi dare. E allora, sei veramente certo che quel dono lo vuoi ?

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copriti le spalle

Si dice sempre che ci sabotiamo da soli. E’ vero.Iniziamo presto a farlo e non ne siamo mai consci fino in fondo. Il perchè probabilmente risiede nello sforzo immane che ci è richiesto per costruirci nella verità, smontando un pezzo alla volta tutte quelle coartazioni che ci addossiamo crescendo. Ci proteggono dai nostri genitori ; dagli altri; da quelli che credono di fare il nostro bene; dalle convenzioni sociali e ideali di un mondo bloccato a replicare se stesso, senza spazio per le splendide diversità che ci separano gli uni dagli altri . Da quelli che non ci amano perchè non incarniamo la loro idea di “giusto”. Dalla paura di non essere accettati fino al più sotterraneo dei nostri complessi meccanismi di espressione ;dei nostri geni di follia ,che vorrebbero banchettare in libertà; dei nostri DNA modificati . Così ingaggiamo una guerra dove cerchiamo di non fare prigionieri, perchè in realtà vogliamo uccidere a sangue freddo quello di noi che non corrisponde all’immagine pubblica dominante. Quindi è così, noi ci boicottiamo continuamente, siamo per noi stessi quello che un carceriere della peggior specie è per chi ha commesso un delitto . E’ banale, sicuramente, ma corrisponde a verità. Il nemico, pronto a non farci brillare, è sempre dietro-dentro di noi, ha il nostro volto e la voce della moltitudine. Io, da oggi, mi sa che mi copro le spalle.

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Purgatorio

“Saper cadere è la virtù dei forti voler cadere quella dei perdenti” Daz Jay – Purgatorio

Io non lo so se conoscete questo ragazzo , ma vi prego, andatelo a cercare e soprattutto ascoltatelo, perché in una frase , semplice, diretta, spoglia da ogni orpello e costruzione barocca, ha sputato una verità, amara e tagliente, l’ha raccontata a quelli della sua generazione, ma era diretta a noi, gli adulti , quelli che si sentono tanto superiori da giudicarli , additarli e guardarli con la spocchiosità di cui soltanto i perdenti sono capaci. Noi che alziamo il sopracciglio guardando il loro mondo ,che chiamiamo “vuoti” i loro occhi tristi e pieni di una profondità sublime, che forse abbiamo avuto anche noi, o forse no, ma adesso è comunque un ricordo lontano. Noi che non riconosciamo la loro sfida al mondo e alla sua tirannia . Pensiamo che ci provochino con il loro modo di essere, di vestirsi , di fare musica diversa dalla nostra … ma non è così , se ci sfidassero probabilmente ci sarebbe ancora qualcosa da salvare in noi, ci concederebbero “l’onore delle armi”. E invece no, perchè nei loro occhi ancora limpidi e puri , nei loro cuori tormentati che si spezzano di continuo mentre sbirciano intorno e vedono lo scempio che abbiamo provocato, c’è soltanto l’amarezza ed il dispiacere di sentirsi guardati senza essere visti… ancora e ancora… Nei loro silenzi urlati si può ascoltare la verità: noi scegliamo di cadere , azione dopo azione, pensiero dopo pensiero, sentimento dopo sentimento. Noi , quelli che volevano salvare il mondo e invece lo hanno fatto a pezzi. Noi, i perdenti, quelli che hanno deciso di schiantarsi a terra e che ostinatamente si rifiutano di vedere le loro grandi ali.

Dedicato a Duzz ed a tutti i ragazzi del Pino, anche a quelli che non ci sono più

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Luce

Einstein scrisse: “quella del mistero è la più straordinaria esperienza che ci sia dato vivere.E’ l’emozione fondamentale situata al centro della vera arte e della vera scienza.Da questo punto di vista chi sa e non prova meraviglia, chi non si stupisce più di niente è simile a un morto, a una candela che non fa più luce”

E mi fa paura un mondo pieno di queste candele che non fanno luce, perché sembra sia lì che stiamo andando, in una terra senza Dio dove niente sia più considerato mistero, dove si vuole dare spiegazione ad ogni cosa e tutti si arrogano la presunzione di conoscere la verità. Dove ognuno vive secondo le proprie leggi in un moderno far-west dove vince il più forte ed il più furbo manipola le menti. Ma chi è il grande manipolatore per eccellenza?lo sappiamo tutti e sembra che la guerra sia ormai in corso ed è rimasta soltanto una cosa certa ormai e cioè che non si può essere certi di niente.

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It’s about you

In America si dice “it’s about”cioè “riguarda” “è a proposito di”. Quello che succede riguarda sempre qualcosa per noi, è personale. Ci può regalare la speranza, salendo un gradino alla volta, di avvicinare uno dei nostri migliori mondi immaginabili. Siamo su Malkuth, sulla terra, quindi quel miraggio diventa reale soltanto attraverso una messa in atto . Facendo fronte e modificando situazioni concrete, a volte al limite. Si potrà sempre salire quella scala. Certo è arduo ed estenuante, come potrebbe non esserlo? A volte sembra di avere una pistola puntata dritta in faccia ,ma possiamo spostare la canna. Ma come ci si inerpica? Solo le discese sono semplici , basta buttarsi sulla cosa che ci riesce più comoda e l’attrito non c’è. Il problema è salire: cavolo che fatica! E’ necessario scegliere l’azione più difficile, quella che provoca l’urto maggiore, che per attitudine non vorremmo intraprendere: ma, se lo facciamo, la vista, ad ogni piccolo passo , diventa sempre più limpida. Tutto ciò che succede nella tua vita it’s about you, al tuo coraggio ed alla tua personale guerra, ed una cosa è certa: al di là di quel muro, di quella canna, il panorama è meraviglioso.

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