
Non volano, camminano tra noi. Hanno facce rispettabili, sorrisi che simulano le mani tese, parole che imitano la cura. Però aspettano: che qualcosa si spezzi, che qualcuno cada, che una storia finisca. Non creano, non custodiscono e non amano: loro si avventano … su un dolore come su un banchetto, sulle rovine come su un bottino.Non hanno bisogno di armi, basta la loro pazienza fredda, il loro sguardo che misura le debolezze. Aspettano e poi…si catapultano.
Gli avvoltoi hanno molti nomi. A volte li chiamiamo soci, a volte fratelli, eredi, a volte politici: non guardano mai in faccia chi soffre, ma ciò che resta da prendere. In loro riconosciamo sempre la stessa fame: quella di chi non ha mai saputo nutrirsi di vita e attende solo che gli altri diventino cadaveri. Hanno la calma dei predatori ben nutriti e la fame di chi non è mai sazio; si nutrono di cadute, perchè non hanno mai saputo camminare da soli …e non uccidono: aspettano che lo faccia il tempo e intanto, apparecchiano la tavola.
LaMalaQuercia









