SIM SALA BIM

C’è chi non urla, finge di non comandare, ti guarda e sorride. Ti ascolta, ti elogia, ti sceglie dicendoti quanto vali, ma poi, con dolcezza, comincia a farti dubitare di tutto . La manipolazione è un’arte raffinata. Non ti dice cosa fare, ti fa credere che tu lo voglia.E’ cura che pesa, empatia che controlla e tu, grato, cedi …e piano piano smetti di decidere per te. Modifichi i tuoi gusti, le tue parole, i tuoi silenzi. Per non deludere, per non ferire, per non essere lasciato.Ti convincono che sei fragile, che esageri che rovini tutto, che sei un problema. Così inizi a dubitare della tua stessa pelle, di quella voce interna che continua a sussurrarti che qualcosa non torna. Ti abitui al senso di colpa ,come se fosse parte dell’amore, ti scusi per essere te stesso e continui a sorridere. Finché un giorno capisci che l’amore non dovrebbe avere fili, che la libertà non te la devi guadagnare: è tua di diritto. Sim Sala Bim e l’incantesimo si spezza. La nebbia si dirada ed il trucco è svelato. Perchè l’amore non ti addomestica, non ti piega, non ti plasma .L’amore ti guarda negli occhi e ti lascia libero, anche a costo di perderti

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MAGIA SOTTILE

C’è qualcosa di magico nella gentilezza, come se ogni gesto piccolo avesse il potere di rimettere a posto il mondo per un attimo.E’ una magia che resiste ad ogni epoca, accade in un gesto che solleva, in uno sguardo che protegge o in una parola che non giudica. Essere gentili è una forma di intelligenza, di misura, di profondità. E’ la scelta di non indossare corazze, anche quando il mondo spinge ad armarsi. La gentilezza è la sola forma vera di superiorità. Non quella formale dei modi educati, ma quella che nasce dal riconosce l’altro come parte viva di sè, quella che rallenta il passo, che ascolta senza interrompere, che porge la mano quando non c’è nessun vantaggio. Essere gentili richiede presenza, cura ed una forza interiore che non ha bisogno di dominare. Abbiamo tutti bisogno del coraggio di essere gentili. Forse è proprio questo il segno dell’elevazione: non quanto in alto riesci ad arrivare, ma quanto riesci a non perdere delicatezza mentre sali. La vera nobiltà non si mostra mai, passa, ascolta e lascia nel cuore degli altri una carezza che non cerca eco, non lascia debito: non vuole nulla in cambio. Chi è gentile ci attraversa come fa la luce con il vetro, non ferma il cammino, ma lo illumina.

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IL CUORE SI SPEZZERA’

Ispirato alla frase di Lord Byron che chiude il film “Frankenstein” di Guillermo Del Toro

“IL CUORE SI SPEZZERA’ E SPEZZATO CONTINUERÀ’ A VIVERE”

Non è solo una citazione poetica, è una verità scomoda, una di quelle che preferiremmo dimenticare, perchè vorremmo che il dolore avesse un limite, una fine, una ragione. Invece no, il cuore si spezza e…continua a battere.

Non sempre il dolore trasforma, a volte resta lì, non insegna nulla, non illumina nè redime, ma ci attraversa comunque da parte a parte come una spada e ci cambia, senza che ce ne accorgiamo.

Ci sono persone che, nonostante tutto non smettono di sentire, portano il cuore come un bicchiere scheggiato che ancora trabocca e taglia ogni volta che viene avvicinato alle labbra. Sono quelle che non diventano ciniche, che non rispondono al male con altro male. Che non si difendono con la rabbia e non si nascondono dietro l’indifferenza. A volte sono stanche, tremano, però non smettono di riconoscere il volto dell’altro come una parte di sè.

Questo nostro tempo è spaventato dalle fragilità, ci vuole veloci, performanti e risolti. Ma la vera forza potrebbe forse abitare in chi non si protegge del tutto, in chi lascia uno spiraglio aperto anche quando sarebbe più comodo chiudere .

Che dignità in certi cuori spezzati. In chi ha perduto, ma ancora spera. In chi è stato lasciato indietro, ma non lascia indietro nessuno. In chi ha tutte le ragioni per diventare duro, ma sceglie la tenerezza. Che ostinazione dolce e regale li abita , malgrado siano rotti, continuano a voler bene al mondo, anche se nessuno riesce più a sentire i loro battiti.

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POST BANALE

Lo sappiamo già tutti, lo abbiamo detto mille volte, ne abbiamo pontificato fino alla noia:ma intanto continuiamo a comportarci come se riguardasse solo gli altri e, con nonchalance, alleviamo bulli.Con ogni risata cattiva. Con ogni commento velenoso travestito da “sincerità”. Con ogni battuta pesante fatta per strada, in ufficio…sui social.

Ogni volta che ridicolizziamo qualcuno, ogni volta che usiamo quel tono sprezzante, noi, gli adulti, scegliamo la violenza verbale nascondendoci dietro ad un “è solo un opinione”.

Alleviamo bulli quando insultiamo un passante in auto, quando diciamo “è un coglione” riferendoci a qualcuno che non è presente. Quando correggiamo con tono “superiore”, quando umiliamo, interrompiamo, escludiamo. Lo facciamo davanti ai nostri figli e poi ci indigniamo quando i bambini bullizzano un compagno; quando fanno branco, quando prendono in giro, quando picchiano, quando escludono.Ma chi glielo ha mostrato questo gioco crudele se non noi, ogni giorno, a casa, al lavoro, online.

Non sono i videogiochi, non sono i social, non è la scuola. Siamo noi. E finchè non smetteremo di agire come branchi feroci travestiti da gente civile, non abbiamo nessuna lezione da impartire. Perchè i bambini non ci ascoltano, ci copiano.

Sì, è vero, le conosciamo bene queste belle verità. Sono scritte, riscritte, annunciate,le sfoderiamo nei talk show, le incorniciamo nei post social, ce le diciamo “tra adulti consapevoli” mentre ci diamo pacche sulle spalle. Poi ci alziamo, e nel mondo reale torniamo ad essere esattamente il problema. Ma con stile. E magati con la t-shirt contro il bullismo bene in vista.

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VITA

Che viaggio strano la vita, non è un sentiero tracciato nè una mappa affidabile. Deviazioni, ritorni, tappe provvisorie che invece diventano stanziali. Addii che sono svolte, incontri da nulla che cambiano tutto. A volte si corre, altre si resta fermi, ma il paesaggio dentro di noi continua a cambiare. Ci sono stazioni dove restiamo troppo tempo, binari che prendiamo per errore…e continuiamo a camminare con zaini invisibili pieni di cose taciute, di domande, di persone che non ci sono più, di desideri che ancora brillano. Non si tratta di arrivare, non solo: si tratta di attraversare . Attraversare la notte, la solitudine, l’attesa, le gioie piccole ,i dolori muti e quelli che urlano. I giorni in cui non si sa più dove si sta andando e quelli in cui si sente che ogni passo ha un senso. Sarà che dobbiamo cambiare noi stessi mentre ci muoviamo? Che dobbiamo diventare qualcuno che non conoscevamo all’inizio, ma siamo sempre noi? E’ un lungo viaggio, ci mostra passo dopo passo un frammento di verità che si compone solo nel tempo di chi ha il coraggio di restare in cammino. Forse non lo sapremo mai dove stiamo andando, ma le orme che lasciamo , a volte leggere come polvere, altre profonde come ferite, faranno da testimoni al nostro passaggio e diranno :”tu sei stato qua”. E anche se il vento tenterà di cancellarle, la terra ne avrà memoria. Perchè ogni passo, anche il più incerto, ha inciso il suo senso in quel luogo segreto dove il cielo china il capo ad ascoltare.

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IL RICORDO SELETTIVO DEL CUORE

Scrisse Dostoevkij che “l’uomo preferisce sempre ricordare il proprio dolore piuttosto che la felicità”: è che il dolore incide, ferma il tempo. Ti obbliga a sentirlo, guardarlo, portarlo con te. Mentre la felicità è lieve, non fa rumore, non lascia cicatrici…passa e va. E’ il dolore che si fa ricordare da solo, non scegliamo di ricordarlo, come una pagina strappata che non smette di tagliare. La felicità si dissolve come un sogno al risveglio, mentre il dolore è lì che ti parla anche mentre dormi .

Potrebbe esserci una verità più sottile in tutto questo, forse ricordiamo il dolore anche perchè ci illudiamo che ricordando possiamo capirlo, domarlo, dargli un senso. La felicità non chiede spiegazioni invece, quindi cominciamo a vivere in funzione di quello che ci ha fatto male. Costruiamo corazze, mettiamo nomi e lasciamo fuori qualsiasi cosa assomigli a ciò che ci ha spezzati. Ma nel farlo, dimentichiamo che c’è stato un tempo in cui siamo stati felici, forse soltanto per un attimo: ma c’è stato. E quel tempo ci ha plasmati tanto quanto il dolore, solo che non lo ricordiamo abbastanza. Chissà cosa succederebbe se iniziassimo ad allenare il cuore a ricordare la bellezza, a custodire la gioia con la stessa cura con cui abbiamo sepolto le lacrime. Perchè potrebbe essere che non siano le ferite a dire chi siamo, ma quello che abbiamo saputo amare, anche mentre sanguinavamo.

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SUL FILO TRA SPERANZA E ILLUSIONE

Dov’è il confine tra speranza e illusione? Come si individua quel punto invisibile tra ciò che ci tiene in piedi e ciò che ci trascina lontano dalla verità? E’ difficile percepirlo, ma quando lo oltrepassi senti dolore. La speranza è radicata nella realtà: respira con lei, sa aspettare, cambiare forma. Non pretende ma resiste, salva, ha radici, è fatta della sostanza dei semi e sa attendere, accogliere, morire e rinascere. Chiede solo di essere coltivata con onestà. L’illusione brucia, non sa aspettare, promette scorciatoie e ti porta dove vuoi andare, ma solo per abbandonarti a metà strada. Spesso nasce da una ferita, da un vuoto che non sappiamo nominare. Assomiglia ad un desiderio impossibile, come quelli che avevamo da bambini quando pensavamo di diventare una fata, un airone, una sirena o un addestratore di pokemon. O più semplicemente desideravamo che chi ci stava facendo del male sparisse per sempre.

A volte sembrano sorelle speranza ed illusione, hanno lo stesso sorriso, lo stesso sguardo rivolto al futuro, la stessa voce che dice: “ancora un passo, fidati”. Ma poi la differenza la senti nel vuoto che ti resta. La speranza ti lascia forza, anche quando cade. L’illusione ti lascia macerie. Una ti veglia con amore, l’altra ti seduce. La linea che le divide non è fatta di parole, ma di verità interiori che ognuno deve imparare ad ascoltare; è sottilissima , ma se impari a percepirla ti salva e ti insegna a credere ancora senza farti male.

Io penso che tutto ciò che non è accaduto ha lasciato nel cuore una traccia lieve, invisibile, come il volo di chi non è mai partito e da quel silenzio la speranza ha cominciato a cantare .

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IL TEMPO CHE NON HO VISSUTO MI PARLA ANCORA

Ci sono cose che non ho detto, scelte che non ho fatto , strade che ho guardato da lontano mentre con passo esitante ne imboccavo un altra…rimpianti. Per anni ho provato a cacciarli come ospiti sgraditi, oppure mi ci sono tuffata dentro costruendo mondi paralleli , vite vissute soltanto dentro di me. Rifugi.

Se li guardiamo con onestà i rimpianti sono memorie con un cuore pulsante, pagine non scritte che ci aiutano a capire chi volevamo essere e non chi siamo diventati. A volte penso a chi non ho saputo amare meglio, a chi ho lasciato andare troppo in fretta, a chi ho tenuto vicino troppo a lungo. A quella parola che non ho avuto il coraggio di dire, quel gesto che per orgoglio non ho fatto. Soprattutto a quella parte di me che ho ignorato per troppo tempo. Al talento che ho trascurato e al desiderio che non ho seguito.Quelle possibilità non si possono riavere ed il passato non si può riscrivere.Il rimpianto non è un invito a rimediare, ma una forma di memoria che va guardata in faccia, senza scuse, non perchè ci offre un altra occasione, ma perchè ci mostra quanto può costare perdersi.

E quanti possono essere i rimpianti di una generazione? Di un paese? Di una civiltà? Ci pentiamo di non aver alzato la voce quando c’era da difendere qualcosa. Di aver guardato altrove quando il mondo chiedeva presenza. Di aver consumato troppo, amato poco, dimenticato in fretta. Ma poi, con quella malinconia cosa ci fai?ti pieghi o ti svegli? Ti rassegni o ricominci?

I rimpianti non sono errori da cancellare, ma tracce lasciate dal tempo che non abbiamo vissuto e, a volte, seguendo quelle tracce si trova un sentiero nuovo…o almeno, il coraggio di non perdersi più.

Ma alla fine, se ogni passo percorso fosse proprio quello giusto? Forse non c’è stato nessun errore, solo il disegno misterioso di un tempo che ci ha portati esattamente dove dovevamo essere, anche mentre credevamo di perderci. Forse ogni scelta non fatta non era da vivere, ma da ricordare senza averla toccata e, anche così, ci ha cambiati.

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LETTERA D’AMORE AD UN MONDO STANCO

Ti stanno raccontando una storia, ma non è la verità e tu, mondo mio, sei troppo esausto per accorgertene, ma io te lo dico lo stesso, perchè non voglio amarti da cieca e muta.

Mondo mio, mondo di tutti noi, ti vedo mentre barcolli tra violenza e apatia, mentre perdi il senso della misura e anche quello del cuore. Hai dimenticato quello che era il tuo progetto per noi? Stai confondendo la forza con l’arroganza, la giustizia con la vendetta, la libertà con il diritto di calpestare.

Ti stai muovendo in modo scomposto ora, come chi ha perso la direzione, ma finge di sapere dove sta andando ed io ti guardo da qui, da questo spazio incerto dove si raccolgono le cose che cadono: le parole che non hai ascoltato, le vite che non hai protetto, le speranze che hai lasciato a metà.Basta con questo passo arrogante di chi vuole dominare, schiacciare , basta correre verso qualcosa che non capisci neanche tu, perchè trascini con te tutto quanto: non confondere il progresso con la corsa, la velocità con la salvezza. Ci sono ancora dei bagliori nel tuo disordine: una bambina che canta mentre tutto trema, un uomo che salva una pianta sotto le bombe, qualcuno che si ferma, finalmente, senza passare oltre.Te lo dico perchè io stessa sto cercando di imparare a non chiudere gli occhi, a restare presente anche quando fa male, a non diventare spettatrice muta, a non smettere di cercare la parte di te che può guarire. Guarda che forse sei ancora in tempo, c’è ancora quella linea sottile tra chi si spegne e chi si salva e io, nonostante tutto, ci credo che puoi farcela. Tengo stretto questo pensiero ottimistico perchè se lo perdo resta solo la paura. Quindi mondo mio, mondo nostro, respira più piano, ascolta chi non urla e prova, almeno una volta, a camminare senza distruggere tutto. Tu lo sai che non possiamo più vivere con gli occhi puntati sugli schermi che selezionano il visibile, mentre tutto accade fuori campo. Non lo possiamo dire “non lo sapevo” perchè siamo stati noi a non voler guardare, a trasformare l’informazione in intrattenimento, la compassione in strategia, a nascondere la verità in un’opinione tra le tante.

Noi stiamo guardando gli orrori senza tremare mondo, quindi svegliati bell’addormentato! Hai ancora la possibilità di scegliere il dubbio , puoi ancora chiederti : “chi me lo sta raccontando”? Perchè se non lo fai tu qualcun altro lo farà al tuo posto ed ha già iniziato a dirti cosa pensare, cosa temere chi odiare e chi ignorare. Urla a squarcia gola mondo mio, perchè la menzogna non ha bisogno di forza, ma solo del tuo silenzio.

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NON POSSIAMO VIVERE COME SE NULLA ACCADESSE

Le situazioni sono diverse, i luoghi e i tempi non si sovrappongono. Eppure l’anima nera è la stessa: l’ombra che attraversa la storia quando il potere diventa indifferenza, quando la forza si sostituisce alla pietà, quando il silenzio diventa complicità.”Chi non ricorda la storia è condannato a ripeterla”. Oggi quelle parole non sono polvere d’archivio, sono un monito che ci guarda negli occhi.Non possiamo vivere come se nulla accadesse, non oggi, non quando il mare trattiene ancora l’eco di piccole barche fermate prima di arrivare a Gaza.Non quando il gesto fragile di una flottiglia diventa l’unico modo per dire “non ci arrendiamo al silenzio”. Ottanta anni fa il mondo si trovava davanti allo stesso abisso. Era il 1940, e a Dunkerque centinaia di migliaia di uomini erano intrappolati sulle spiagge. La loro sorte sembrava segnata: avrebbe potuto essere massacro. Eppure centinaia di barche civili, spinte più da necessità che da eroismo, attraversarono il mare e strapparono vite al destino. Non cancellarono la guerra, ma salvarono una parte di umanità che non si era piegata. E mentre a Dunkerque una strage fu evitata, altrove l’orrore cresceva silenzioso, passo dopo passo. Il mondo sapeva, ma non vedeva. E così milioni di ebrei furono deportati, sterminati, cancellati dalle città e dai registri, insieme a rom, oppositori politici, omosessuali, disabili. Quella fu la vera lezione tradita della storia: non solo la violenza, ma l’indifferenza che la rese possibile. Il silenzio, l’abitudine, lo sguardo distolto. Allora il mondo aveva taciuto troppo a lungo, aveva piegato la testa davanti alla logica della forza, solo dopo, a un passo dall’abisso trovò il coraggio di opporsi. E oggi? La storia ci mette davanti allo stesso specchio. Guerre dichiarate “necessarie”, civili che non contano, confini che trasformano la cura in crimine, l’indifferenza che torna comoda. Forse questa è la seconda possibilità del genere umano: riconoscere per tempo ciò che allora abbiamo finto di non vedere. Non possiamo vivere come se nulla accadesse. Forse non salveremo Gaza con una flottiglia, forse non fermeremo le guerre con uno sciopero, ma almeno salveremo noi stessi dal diventare spettatori complici. Perchè la dignità non è un lusso, è l’unica eredità che ci resta quando la storia torna a chiedere: vuoi piegare la testa o vuoi custodire ancora la libertà di scegliere, camminando dritto anche nel vento contrario?.So che sembra follia, ma con un ottimismo che non si osa guardare in faccia io continuo a credere che il genere umano sappia ancora reinventarsi.E se pure la storia ci ripete i suoi abissi, malgrado le macerie tutte intorno a noi, so che possiamo scegliere di cambiare e che non è tutto scritto.

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