CUORE O CERVELLO?

Diciamo :”ascolta il cuore” . Come se lui parlasse una lingua diversa da quella del cervello, e noi dovessimo solo abbassare il volume dell’uno per sentire l’altro. Ma ascoltare è già un atto cognitivo. Il cuore non ha voce (forse) , ha battiti, ed è il cervello a tradurli in frasi. Eppure la dicotomia esiste, ed è comodissima, perchè ci offre un tribunale interiore con un giudice ed un imputato:”il cuore mi ha detto”, “la testa mi ha fermato”, e così, nessuno dei due è mai colpevole della scelta intera. Ma forse il problema non è stabilire chi dei due comanda, forse gli opposti non sono fatti per escludersi ma per completarsi, come le due metà di un arco, che non cadono proprio perchè spingono in due direzioni contrarie. Tolta una delle due spinte l’arco crolla. Non c’è armonia morbida in questo, non è una fusione: è in attrito che regge. Herman Hesse lo aveva già scritto, senza bisogno di neuroscienze. Narciso e Boccadoro non si convertono mai l’uno all’altro, uno resta nel chiostro e l’altro nel mondo ,eppure ciascuno diventa pienamente se stesso solo attraverso l’urto con l’altro. Non fusi. Semplicemente necessari l’uno all’altro, come le due metà dell’arco.

E il corpo, come sempre accade, lo sapeva prima della filosofia. Il cuore non pensa, ma comunica con il cervello attraverso segnali continui e, la maggior parte di questo traffico sale dal cuore verso l’alto: non scende dall’alto verso il cuore. Il così detto brain-heart axis (asse cervello-cuore) non è metafora: è cablaggio.

Forse la dicotomia è caduta molto tempo fa e neanche ce ne siamo accorti, non per un’intuizione poetica, ma perchè un fascio di nervi non ha mai smesso , nemmeno per un secondo, di far passare informazioni dall’uno all’altro.

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Pubblicato da LaMalaQuercia

Storie di cuore e di terra

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