
Abbiamo quasi un riflesso condizionato che ci portiamo dietro, quella lealtà automatica, quasi fisica, verso qualcosa che spesso non sappiamo neanche nominare bene: Famiglia. Abbiamo imparato presto le regole del gioco: non si parla, non si mostra, non si esce dal perimetro.I panni sporchi si lavano in famiglia, e se l’acqua è sporca anche quella, bè, ci si lava lo stesso. “Si chiama amore” ci hanno detto e noi ci abbiamo creduto sempre, perchè ai bambini basta dire una cosa con convinzione e loro ci credono.
C’è qualcosa di profondamente comico nel modo in cui abbiamo difeso l’istituzione contro noi stessi. Abbiamo fatto i contorsionisti dell’interpretazione. “In fondo mi voleva bene, in fondo la famiglia è sempre stata così, in fondo la famiglia è la famiglia”…tre volte “in fondo”, tre volte “famiglia”…come se la verità stesse sempre sotto, sempre più in basso, sempre fuori portata.
Tenere “dentro” non è una forma di forza, è solo un altro modo per restare fermi, in quella melma tiepida che almeno conosciamo, che almeno ha un odore conosciuto. Il nuovo fa paura. Anche il sano fa paura quando non lo hai mai visto da vicino.
Così eccoci, quasi ridicoli, a difendere qualcosa anche se ci ha fatto del male, perchè nessuno ci ha mai mostrato che si poteva fare altrimenti. Che esisteva altro, e questo altro non significava tradire. Alcune famiglie fanno male. Noi lo abbiamo sempre saputo, ma stiamo ancora aspettando il permesso di crederci.
LaMalaQuercia
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quando si è soli ed abbandonati forse la famiglia è l unico rifugio che ci rimane per non essere distrutti completamente ……..
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