
Non è una parola semplice, spesso viene scambiata per “resa” , ma non lo è, l’accettazione è molto più esigente. Non significa essere d’accordo ,nè approvare, significa soltanto non lottare contro ciò che è già accaduto, che si è già manifestato.
E’ un gesto invisibile, in cui smettiamo di opporci a qualcosa che non può essere cambiato. Un punto in cui la battaglia si spegne, un allinearsi a ciò che è, cessare di resistere .E’ la fine dello scontro, perchè la sofferenza non nasce soltanto da quello che accade, ma anche dal fatto che continuiamo a dire: non doveva andare così.
E quanto è difficile, amaro, lento. Ci sono cose che non si assorbono mai completamente, però si impara a portarle addosso. Accettare è permettere a quello che è accaduto di esistere , semplicemente, senza doverlo correggere, senza doverlo riscrivere, senza doverlo espellere. E’ un atto di maturità silenziosa e forse anche di rispetto: per la realtà, per il tempo, per ciò che è stato.
Accettare quindi non significa dire “va bene così” (frase molto modaiola ed utile soltanto ad autocovincersi ) , significa soltanto dire “e’ così” e, lentamente, imparare a vivere dentro questa verità.
LaMalaQuercia
Immagine creata da A.I.
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… e comunque è “servito” per arrivare ad essere quello che si è adesso … da cui ripartire
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Vero.
Dobbiamo imparare a prendere atto senza recriminare e logorarci su quello che poteva essere e che non è stato.
Operazione non facile ma che effettivamente può considerarsi “un atto di maturità silenziosa”.
E di rispetto, soprattutto per noi stessi.
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