
La meta non è solo il punto in cui si arriva: è ciò che organizza il cammino. E’ la forza silenziosa che orienta ogni nostro movimento, ogni scelta, ogni progetto, anche quando non ne siamo consapevoli.Camminiamo sempre verso qualcosa, persino quando diciamo di non sapere dove stiamo andando.
La direzione che prendiamo influenza il passo, la fatica che siamo disposti a sostenere, le rinunce che accettiamo, le deviazioni che tolleriamo. A volte ci sentiamo stanchi, confusi, rallentati : non perché il cammino sia troppo lungo, ma perché la meta non ci appartiene più. Si può procedere velocemente e allontanarsi da sè. Sì può rallentare, fermarsi, rimettere a fuoco e scoprire che non era il passo il problema, ma la direzione. Cambiare meta non è un fallimento, è un atto di lucidità. Significa riconoscere che non siamo più la stessa persona che ha iniziato a camminare. La fretta dà illusione di avanzare, ma la chiarezza richiede attenzione, ascolto, capacità di chiedersi: verso cosa sto davvero tendendo? Qual’è il mio “progetto”? Ed è soltanto quando la direzione è chiara che il movimento acquista senso.
Alla fine non conta altro che la precisione dello “sguardo”, perchè la meta non è solo il punto in cui si arriva, ma ciò che decide ogni passo.
LaMalaQuercia
Fotografia di Stefano Serresi che ringrazio per la ricchezza di immagini da cui attingere sempre
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E’ vero.
Può accadere per irrazionale ostinazione o più semplicemente per non avere il coraggio di ammettere di aver sbagliato direzione.
Gio
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passo passo ……….. Daniele B .
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