
C’è chi si sente a casa ovunque e chi si guarda sempre intorno con discrezione, imparando presto a muoversi piano per non disturbare un mondo che sembra appartenere a qualcun altro. Sì inizia da bambini, quando si è gli ultimi ad essere scelti nei giochi; succede poi da grandi, quando, anche tra mille voci il silenzio dentro resta il più forte. A scuola, al lavoro, nelle amicizie, perfino nei silenzi condivisi…c’è sempre qualcosa che stona, un margine che non combacia, una distanza che non si colma. Non è solitudine né timidezza, è la sensazione di essere ospite della propria vita, come se tutto avesse un ordine segreto a cui non si è stati invitati. Allora si impara ad osservare, a leggere tra le righe, a non occupare troppo spazio. Sì impara ad esserci, ma senza farsi notare, a sorridere quando si vorrebbe urlare o a sembrare forti mentre si cerca soltanto un posto dove appoggiare il cuore.
Chi vive così finisce per abitare le intercapedini, non entra mai completamente, ma neanche se ne va, resta in quella terra di mezzo dove tutto si ascolta “più forte”, dove gli altri passano senza accorgersi, e tu resti lì, a trattenere quello che nessuno vede.E quello è forse l’unico luogo che conosci davvero, che ti accompagna ovunque diventando la tua “zona confort”. “I bordi” diventano la tua casa ed i vuoti i tuoi respiri, mentre sei una presenza in quei luoghi che gli altri attraversano senza vedere. Ma forse non serve appartenere, forse non siamo fatti per entrare ovunque, né ci serve “un posto” ma soltanto una “tregua” dove poter essere niente, senza dover diventare qualcuno per essere visti.
LaMalaQuercia
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Mi ha ricordato “La solitudine dei numeri primi” ma c’è qualcosa di inquietante, una sorta di consapevole rassegnazione ad un’esistenza vuota.
Gio
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Se ti serve una consolazione, nella fisica (chiedi a tuo figlio), anche solo ad essere puri osservatori, senza fare niente, diamo significato alla meccanica quantistica, che è il fondamento della realtà.
Quindi anche senza fare niente qualsiasi uomo, vivendo da significato alla realtà e la crea guardandola.
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