IO ED IL TIGLIO

-Sei ancora vivo?

– Sì, ma da fermo

L’albero ha una voce ruvida, che sa di vento e di terra secca. Non è che proprio parla , ma ascoltando abbastanza a lungo capisci quello che vuole dire.

-hai mai desiderato di andartene?

-No, però ho desiderato di non essere guardato soltanto quando fiorisco.

Ci siamo seduti insieme, io e lui, uno che non si sposta mai e una che non sa mai dove stare. Ma nessuno resta davvero fermo, nemmeno chi ha radici, anche l’attesa è un movimento, solo più lento.Il suo tronco è segnato da anni, i miei pensieri da giorni. Mi ha chiesto se ero stanca e gli ho detto di sì.

-Allora appoggia la schiena a me, i forti servono anche a questo.

Le sue cicatrici non chiedevano niente, se non che io le vedessi, così, all’improvviso le vidi e le accarezzai.

-Perchè resisti?

E lui, con la calma che solo i millenni possono insegnare, ha risposto:

-perchè il dolore, se lo reggi abbastanza, diventa linfa. Voi credete che il tempo guarisca, ma spesso è solo il silenzio che fascia le ferite. Lo sai, non c’è urgenza nei tronchi, soltanto fede nella stagione che verrà

Da quel giorno ho smesso di parlare agli alberi. Ora li ascolto.

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Pubblicato da LaMalaQuercia

Storie di cuore e di terra

Una opinione su "IO ED IL TIGLIO"

  1. Gli alberi sono i testimoni silenziosi del tempo che passa, e ogni anno lasciano un cerchio.

    Potrebbe esistere il mondo anche senza umanità?

    Forse sì.

    La nostra esistenza è un mistero, non c’era bisogno di un essere intelligente sulla Terra

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