LA SOGLIA DEL VERO

Ci sono delle verità che bruciano in gola come sale su una ferita aperta. Le vedo, le sento, le riconosco, mi urlano dentro e mi lacerano, perchè se uscissero ferirebbero, ma se restano dentro, consumeranno me .

E’ un luogo di tormento questo , dove il cuore vuole proteggere e la parola può colpire, dove l’amore si trasforma in silenzio , non per paura, ma per delicatezza.

Accade con chi amiamo, con chi vorremmo salvare. Amici che si perdono in amori che li annientano, scelte che li allontanano da sé.

Io li guardo, lo so , eppure taccio , non perchè non mi importa, ma perchè amo abbastanza da non voler ferire. Ho imparato ormai che ogni piaga ha bisogno del suo tempo per guarire e che la parola potrebbe essere un colpo e non una carezza .

E’ così che resto in silenzio, mentre dentro sono spezzata ,perchè vorrei gridare, scuotere e liberare, ma mi fermo, immobile, muta, come una mano tesa che non stringe .

Difficile da accettare questa magia di esserci senza invadere, di amare senza imporre, di aspettare che chi ho davanti arrivi da solo al suo confine, mentre vedo tutto: quanto si sta facendo male, come cammina verso il buio credendo che sia calore. Vorrei gridare , trascinare via a forza. Ma non posso, perchè la verità detta prima del tempo taglia, mentre il silenzio brucia me, come amore trattenuto: io resto lì a vegliare, come si veglia un sogno che non è tuo, ma ami lo stesso. Il voler bene agisce così, si siede accanto e resta vicino, con una parola in mano ed il cuore a pezzi ,perchè non sempre parlare aiuta. Perchè certe verità, per essere accolte, devono nascere da dentro, non arrivare da fuori

Questo non è un luogo di voci, ma di veglia. Non è una battaglia, è una preghiera silenziosa e devo fare un passo indietro e fermarmi , con tutto il peso dell’amore che tace.

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Pubblicato da LaMalaQuercia

Storie di cuore e di terra

5 pensieri riguardo “LA SOGLIA DEL VERO

  1. in effetti questo articolo colpisce….

    Hai ragione…. il problema è che ci si mette con le persone sbagliate.

    Poi ci sono delle escalation, all’inizio si sa che le persone sono sbagliate e si vorrebbe migliorarle. Ma chi siamo noi per parlare del bene e del male.

    “attento che con questa ti fai male!”

    La domanda da farsi è: arrivato a questa età, posso ricostruire una relazione non basata sul do ut des.

    Forse sì, ma c’è anche un problema di “status”.

    In più c’è un problema di “rinunce fatte da colmare”, perché si è generata una rabbia contro la malasorte che ha compromesso la giovinezza.

    Il problema del povero è che gli dicono studia, laureati che poi potrai permetterti tutto.

    Secondo me è sbagliato dire al povero così dal punto di vista pedagogico.

    Bisognerebbe dire, studia perché comprenderai meglio la vita, il mondo, l’universo.

    Ma forse è sbagliato che il povero studi e faccia sacrifici, perché i 15 anni persi della giovinezza non ritornano più.

    In me la rabbia, per un beneficio atteso, frainteso, mi porta a fare errori.

    Deve esistere una legge che consenta ai poveri di studiare, senza fare sacrifici da legione straniera o da “naufrago nel deserto”, quindi la colpa di quello che mi succede è dello Stato e della sua presa in giro di un ascensore sociale inesistente!

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  2. Interessantissima riflessione.

    Il silenzio in questi casi può bruciare come un amore trattenuto ma è anche l’espressione più intensa del desiderio di protezione dell’altro, che non significa assecondarne le debolezze, ma accettarle quando ti è chiaro che non è più possibile curarle.

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