
Sembra scontato, ma i fatti di cronaca ci impongono una riflessione: che cos’è la libertà? Non certo fare quello che si vuole: quella si chiama assenza di limiti e non dura mai a lungo, prima o poi diventa confusione, sopraffazione e nuova prigionia.
La libertà nasce dalla coscienza nel momento in cui un essere umano capisce di poter scegliere e di dover rispondere delle proprie scelte. Per questo non è “leggera”, è una condizione esigente, chiede attenzione, responsabilità e presenza. Chiede di sapere chi si è prima ancora di decidere dove andare. Deriva dalla capacità di interrogarsi, di dubitare. Senza pensiero critico non c’è libertà, solo obbedienza mascherata.
La libertà deriva anche dal limite. Sembra un paradosso, ma non lo è. Essere liberi significa sapere dove finisci tu e dove comincia l’altro. Riconoscere i confini non per rinchiudersi, ma per non invadere. Cresce nello spazio in cui nessuno è costretto a rinunciare a sè per esistere e non è una condizione individuale pura, è sempre relazionale: esiste davvero solo quando la mia non annulla la tua e la tua non schiaccia la mia. Per questo non è garantita una volta per tutte. Và praticata, difesa, ripensata; riconquistata ogni volta che diventa comoda, ogni volta che smette di farci domande. Non è una conquista definitiva, ma un equilibrio mobile. E finchè continuiamo a porci la domanda “cosa significa essere liberi” forse non abbiamo ancora smesso di esserlo.
Se camminiamo sapendo che ogni scelta lascia un’orma e accettiamo il peso lieve di essere responsabili di quella direzione, se insistiamo a cercare una parola giusta, un gesto che non ferisca, un pensiero che non sia delegato, allora la libertà non è perduta. Sta respirando da qualche parte dentro di noi, aspettando di essere praticata ancora una volta.
LaMalaQuercia
Fotografia di Stefano Serresi
Scopri di più da LaMalaQuercia
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

